Quando in Sardegna gennaio è ancora pieno inverno, nel cuore della Barbagia si accendono i fuochi. Non sono soltanto un modo per scaldarsi: segnano la ripartenza del tempo festivo. A Orani, a pochi chilometri da Nuoro, questo momento ha un protagonista preciso, Su Bundhu (scritto anche Su Bundu), la maschera di sughero che apre il Carnevale barbaricino tra fiamme, grida e gesti di semina. È uno degli eventi più simbolici dell’inverno sardo, e chi sceglie Nuoro come base può raggiungerlo con una breve gita in auto.
Il fuoco di Sant’Antonio e l’inizio del Carnevale
Il Carnevale di Orani inizia il 16 gennaio, alla vigilia della festa di Sant’Antonio, con l’accensione dei fuochi nei diversi rioni del paese. Il giorno dopo, il 17 gennaio, dedicato a Sant’Antonio Abate, Su Bundhu si mostra per la prima volta e visita i fuochi appena accesi, ricevendo in dono un dolce tipico benedetto durante la processione, su pistiddu. Secondo la tradizione, questo dolce viene poi distribuito ai presenti e portato a tredici persone di nome Antonio.
Il rito ha una forza scenica notevole. Le maschere circondano il fuoco e lo attizzano con voci che imitano il vento e con muggiti, alimentando alte fiammate e scintille. Attorno al falò si ritrova la comunità: si mangia, si beve vino rosso e si condivide un rito che parla di terra, animali e stagioni. Poi il personaggio esce di scena e torna nel cuore della sfilata di Carnevale, che si chiude con la domenica della Pentolaccia.
Chi è Su Bundhu: una maschera metà uomo e metà bue
Chi lo vede per la prima volta ne resta colpito. Su Bundhu è una creatura per metà umana e per metà bovina, vestita con un cappotto largo e lungo, camicia, pantaloni di velluto e gambali di cuoio. Il volto è coperto da una maschera di sughero dipinta di rosso, con lunghe corna, un grosso naso, pizzetto e baffi. Indossa su saccu, il mantello in orbace della tradizione agro-pastorale barbaricina, e impugna su trivutzu, un tridente di legno ricavato da un unico ramo.
Il gesto simbolico è la semina. Con movimenti rituali e grandi grida, i Bundos mimano la semina, colpiscono simbolicamente i piedi dei passanti per invitarli a ballare e lanciano grano tra la folla come segno di fertilità e buon auspicio.
La storia del rito: fertilità, raccolto e leggenda
Le radici di Su Bundhu sono nel mondo contadino e pastorale. Il Carnevale nasce come festa propiziatoria della fertilità e dell’abbondanza dei raccolti, tipica delle comunità agropastorali di montagna, diffusa in molti paesi europei. La natura ibrida della maschera lo conferma: il bue rappresenta la forza animale, selvaggia e feconda. Uno studio sulla maschera aggiunge che Su Bundhu riassume in sé tre figure di fecondatori o portatori del seme, tra cui il vento, che feconda il mondo vegetale.
Attorno alla maschera circola anche una leggenda. Si racconta di un coraggioso contadino che, in una notte di tempesta, travestito da Bundhu convinse gli spiriti inquieti a rispettare la gente e il raccolto. La memoria orale ricorda poi il ritrovamento della maschera originale: sarebbe stata scoperta dal professor Marchi, studioso di tradizioni sarde, nella casa della famiglia nobile di origine corsa dei Semidei, portata a Nuoro e oggi conservata al Museo Etnografico Sardo. È un racconto tramandato in paese, ma dice molto di come gli oranesi vivono il legame con la propria maschera.
Il contesto storico e sociale: Orani e il Carnevale barbaricino
Su Bundhu non è un caso isolato. Insieme alle maschere di Mamoiada, Ottana, Orotelli e Lula rappresenta la tradizione carnevalesca della Sardegna più arcaica, quella legata al rapporto con la terra. Nel Carnevale barbaricino le maschere non sono un semplice travestimento: sono figure rituali che mettono in scena il legame tra uomo, animale e ciclo delle stagioni, in una società che per secoli ha vissuto di pastorizia e agricoltura. I fuochi di gennaio hanno la stessa funzione sociale: riunire il paese, rinsaldare le relazioni tra vicinato e festeggiare l’ospitalità con cibo e vino.
Orani è un luogo particolarmente adatto a custodire questa eredità. È il paese di Costantino Nivola, Mario Delitala e dello scrittore Salvatore Niffoi, e conserva una tradizione artigiana che va dal sughero al velluto, dal ferro battuto all’orbace. Il sughero della maschera e l’orbace del mantello sono quindi il prodotto di una cultura artigiana viva. Anche il patrimonio del territorio è ricco: domus de Janas, dolmen, menhir e una trentina di insediamenti nuragici, con il Monte Gonare che ospita la chiesa più alta dell’Isola.
La maschera oggi è anche un’ambasciatrice dell’identità sarda. Il 16 febbraio 2026 Su Bundhu ha partecipato al Carnevale di Venezia, nella giornata dedicata alle maschere delle tradizioni, insieme ai suonatori di launeddas di San Vito. Nello stesso anno il paese ha dedicato al personaggio anche il Carrasecare de Orane: l’evento, organizzato dal Comune con la Pro loco, il gruppo Su Bundhu e l’associazione Anderas Sardegna, si è svolto il 21 febbraio con sapori della tradizione, musica, maschere e una grande sfilata.
Come vivere il rito: consigli pratici
Il momento giusto è la sera del 16 gennaio e la giornata del 17. Nel 2027 cadono di sabato e domenica, quindi un weekend perfetto per una breve vacanza in Barbagia. Il programma può variare di anno in anno, per cui conviene consultare il sito del Comune di Orani e la scheda del Carnevale di Orani su SardegnaCultura prima di partire. Per una panoramica più ampia sugli eventi in Sardegna c’è anche il portale Sardegna Turismo.
Se avete tempo, visitate anche il Museo Nivola, dedicato allo scultore oranese. La collezione di Mario Delitala si trova invece nell’ex convento dei frati Minori Osservanti. Sono due tappe che completano la giornata con l’arte e la storia del paese.
Dove dormire: il Residence Hotel Grandi Magazzini a Nuoro
Orani dista poco più di 20 minuti dal centro di Nuoro, che è la base ideale per chi vuole vivere il Carnevale barbaricino con tutta comodità. Il Residence Hotel Grandi Magazzini si trova in via Dalmazia, in pieno centro, nei locali dello storico grande magazzino multipiano fondato nel 1962. Da qui si raggiunge a piedi il centro storico e corso Garibaldi, oppure si possono usare le biciclette elettriche messe a disposizione degli ospiti (con cauzione).
La struttura offre camere per un soggiorno breve e appartamenti, tra monolocali e bilocali, con cucina e lavatrice, ideali per chi vuole muoversi in autonomia tra un paese e l’altro. Il residence è pensato sia per soggiorni brevi sia per lunghe permanenze, con un totale di 36 appartamenti e 4 camere. Un dettaglio che piacerà agli amanti della cultura sarda: l’Ala 6×11 dedica undici alloggi ad altrettante donne che hanno segnato la storia dell’isola, tra cui Grazia Deledda, Maria Lai e Maria Carta.
Dopo una serata tra fuochi, maschere e pistiddu, rientrare in una casa accogliente nel centro di Nuoro è il modo migliore per chiudere la giornata. Per scoprire le tariffe e le offerte, visitate il sito ufficiale del Residence Hotel Grandi Magazzini e prenotate il vostro soggiorno per il Carnevale barbaricino.



